Zarathustra 77 | TRA LE FIGLIE DEL DESERTO

TRA LE FIGLIE DEL DESERTO

«Non andartene! – disse allora il viandante, che si chiamava l'ombra di Zarathustra – rimani tra noi, se no la vecchia afflizione potrebbe di nuovo assalirci.

Già il vecchio mago ci diede quanto aveva di più cattivo, e guarda dunque, il pio vecchio pontefice ha le lacrime agli occhi, e già veleggia sul mare della malinconia.

Mi sembra però che i re facciano bella figura dinanzi a noi; giacchè fra noi tutti, sono essi che imparano a tenere oggi contegno migliore. Se non avessero testimoni, credo però che ricomincerebbero il vecchio gioco –

– il vecchio gioco delle nubi che passano, dell'umida malinconia, del cielo velato, dei sibilanti venti autunnali,

– il cattivo gioco dei nostri urli e dei nostri gridi che invocan soccorso: resta tra di noi, Zarathustra! Vi sono qui molte miserie nascoste che vorrebbero parlare, molta oscurità, molte nubi, molt'aria pesante!

Tu ci nutristi di gagliardo cibo virile e di concettose sentenze: non permettere che alle frutta ci assalgano ancora un'altra volta i molli spiriti femminili!

Tu solo sai rendere forte e pura l'aria intorno a te! trovai io mai sulla terra un'aria così pura come presso di te nella tua caverna?

Eppure vidi tanti paesi, e il mio naso imparò ad esaminare e a scegliere molte specie d'aria; ma è presso di te che le mie narici provano maggior piacere!

Se non forse, – se non forse – oh perdonami un vecchio ricordo! Perdonami una vecchia canzone per il levar della mensa che composi una volta tra le figlie del deserto: –

– giacchè anche presso di loro spirava una buona e limpida aria orientale; è laggiù che fui più lontano dalla vecchia Europa nuvolosa, umida e malinconica.

Amavo allora quelle fanciulle d'Oriente ed altri azzurri regni celesti sovra i quali non passava nube o pensiero.

Voi non credereste quanto eran graziose allorchè non danzavano, sedute, con aspetto profondo, ma senza pensieri, come piccoli enigmi ornati di nastri, piccoli segreti – variopinte e strane davvero! ma senza nubi, quali enigmi che si lasciano indovinare: fu per amore di quelle fanciulle che composi il salmo del levar delle mense».

Così parlò il viandante che si chiamava l'ombra di Zarathustra; e prima che alcuno gli rispondesse egli aveva già afferrato l'arpa del vecchio mago e si guardava intorno, calmo e saggio, incrociando le gambe: – ma le sue narici aspiravano lentamente l'aria, quasi come chi, in nuovo paese, gusti aria nuova. Poi, con una specie di ruggito, incominciò il suo canto:

Cresce il deserto: guai a colui che nasconde deserti!

– Ah! Solenne!

Davvero solenne!

Un degno principio!

Solennità africana!

Degno d'un leone

Oppure d'un urlo morale –

– ma nulla per voi,

Voi più dilette amiche,

Ai piedi delle quali,

Per la prima volta

A un europeo sotto le palme

È concesso sedere. Sela.

Singolare in verità!

Seggo qui ora

Vicino al deserto e però

Così lontano già dal deserto,

E non ancor desolato:

Inghiottito

Dalla più piccola oasi

– essa aperse infatti tra lo sbadiglio

La sua amabile di tutte le bocche:

E io vi caddi

In fondo, attraversandola – tra voi,

Voi più dilette amiche! Sela.

Salve, salve a quella balena

Se essa vegliò al benessere

Dell'ospite suo! – comprendete voi

La mia sapiente allusione?

Gloria al suo ventre

Se fu così

Un amabile ventre d'oasi

Come questo: ma io ne dubito

– perchè vengo dall'Europa

Ch'è la più incredula

Di tutte le spose attempate.

Possa Dio migliorarla!

Amen!

Eccomi dunque seduto,

In questa più piccola oasi,

Simile a un dattero

Bruno, dolciastro, dorato, che brama

Una bocca rotonda di fanciulla,

Più ancora però d'una fanciulla

I freddi, bianchissimi, taglienti

Denti canini: essi infatti

Sospira il cuore di tutti i datteri ardenti. Sela.

A questi frutti del Sud

Simile, troppo simile,

Io giaccio qui; e piccoli

Insetti alati

Mi volano intorno;

Come, ancora più piccoli,

Più folli e cattivi,

Idee e desideri,

Da voi assediati;

Voi mute e piene di presentimenti

Fanciulle – gatte

Dudu e Suleika

– sfingiche –; (se in una parola

Metto parecchi sentimenti,

Mi perdoni Iddio

Questo errore di lingua)

– seggo qui, respirando l'aria migliore:

Aria di paradiso, in verità,

Aria chiara, leggera, raggiante d'oro,

Così buona come mai

Non cadde dalla luna –

Sia caso,

Oppur ciò accadde per arroganza

Come narrano i vecchi poeti?

Ma io, scettico, lo metto

In dubbio, perchè io vengo

Dall'Europa

Ch'è la più incredula di tutte

le spose attempate.

Possa Dio migliorarla!

Amen.

Bevendo quest'aria più bella

Con narici gonfiate come bicchieri,

Senza avvenire, senza ricordi,

Così seggo qua,

Dilettissime amiche,

E guardo la palma,

Che, come una danzatrice,

Si curva, si piega, si culla sull'anca,

– la si imita mirandola a lungo!

Simile a una danzatrice che, mi pare

Troppo a lungo, pericolosamente a lungo,

Sempre, sempre soltanto sopra una gamba rimase?

– essa dimenticò quindi, come mi sembra,

L'altra gamba?

Invano, almeno,

Io cercai il mancante

Tesoro gemello

– cioè l'altra gamba –

Nella santa vicinanza

Delle loro amabili, graziosissime,

Leggere, ondeggianti vesti a lamine.

Sì, se voi mie belle amiche

Volete credermi del tutto

Essa l'ha perduta!

Non c'è più!

Mai più!

L'altra gamba!

Oh, che peccato per l'altra amabile gamba!

Ove può indugiarsi e abbandonata dolersi?

La gamba sola?

Paurosa forse di

Un feroce, fulva la chioma,

Mostro leone?

Rosicchiata, sbriciolata...

Compassionevole, ahimè! Ahimè! Sela.

O non piangete,

Teneri cuori!

Non piangete,

Cuori di datteri! Semi di latte!

Cuori di liquorizia!

Non pianger più

Pallida Dudu!

Sii un uomo Suleika! Coraggio! Coraggio!

– Oppure bisognerebbe forse

Che ci fosse qui

Qualcosa di fortificante, fortificante per il cuore?

Una massima profumata,

Una massima solenne? –

Ah! Su, dignità!

Dignità della virtù! Europea dignità!

Soffia, soffia nuovamente

Soffietto di virtù!

Ah!

Urlare ancora una volta,

Urlare moralmente!

Come leone morale

Urlare dinanzi a le figlie del deserto!

– Giacchè gli urli della virtù,

Dilettissime fanciulle,

Son più di tutto

L'ardor dell'europeo, la fame vorace dell'europeo!

Ed ecco io sono già

Quale europeo,

Non posso far altrimenti, mi salvi Iddio!

Amen!

Cresce il deserto: guai a colui che nasconde deserti!

 

Così parlò Zarathustra

Traduzione italiana di Domenico Ciampoli