Zarathustra 60 | L'ALTRA BALLATA

L'ALTRA BALLATA

Ho guardato ora negli occhi tuoi, o Vita; vidi oro scintillare nei tuoi occhi notturni, – questa voluttà fece cessare i battiti del mio cuore: vidi una barca d'oro scintillare sopra acque notturne, una barca d'oro che affondava, si cullava e di nuovo sorgeva!

Tu gettavi uno sguardo verso il mio piede folle di danza, uno sguardo ridente, interrogante, voluttuoso.

Due volte soltanto con le tue piccole mani agitasti i sonagli – e già vibrava il mio piede ebbro di danza.

I miei talloni si tendevano, le dita del mio piede ascoltavano per comprenderti: non porta il danzatore le sue orecchie – nelle dita del piede?

Verso di te io saltai: indietreggiasti allora dinanzi al mio slancio: e mi lambì la lingua dei tuoi lunghi capelli fuggenti e svolazzanti!

Balzai lungi da te e dai tuoi serpenti: tu ti drizzavi di già, colta a mezzo, l'occhio colmo di desiderio.

Con obliqui sguardi – m'insegni obliqui sentieri; su oblique vie impara la malizia il mio piede!

Ti temo vicina, ti amo lontana; la tua fuga m'attira, le tue ricerche mi arrestano: – io soffro, ma che cosa non soffrirei per te volentieri!

Per te, la cui freddezza accende, il cui odio seduce, la cui fuga avvince, il cui scherno commuove?

– chi non t'odierebbe, grande ammaliatrice, sconvolgitrice, seduttrice, cercatrice, trovatrice? Chi non ti amerebbe, ingenua, impaziente, affrettata, peccatrice dagli occhi infantili?

Ove mi conduci ora esempio della virtù e dei vizi? Ed ecco che di nuovo mi fuggi, stordita ed ingrata!

Ti seguo danzando, anche su incerto sentiero. Dove sei? Dammi la mano! Oppure un dito soltanto!

Vi sono caverne e macchie: noi ci smarriremo! – Fermati! Arrestati! Non vedi tu svolazzare intorno pipistrelli e gufi?

Tu gufo! Tu pipistrello! Tu vuoi beffarti di me? Ove siamo? È dai cani che imparasti a urlare e a latrare.

Mi mostrasti graziosa i tuoi denti piccoli e bianchi, i tuoi occhi cattivi mi feriscono a traverso la tua piccola chioma ricciuta!

Questa è una danza per monti e per valli! Io sono il cacciatore: vuoi essere il mio cane, il mio camoscio?

Appressati a me! E più rapida, danzatrice maligna! Ora, in alto! E dall'altra parte! – Guai a te! Saltando caddi io stesso!

Ah, guardami giacere, o petulante! e come imploro la grazia! Mi piacerebbe seguire con te – più grati sentieri! I sentieri dell'amore attraverso i variopinti cespugli! Oppure, laggiù, quelli che costeggiano il lago: vi nuotano e danzano pesci dorati!

Adesso sei stanca? Vi sono laggiù pecore e aurore: non è bello dormire quando i pastori suonano il flauto?

Tu sei tanto stanca? là io ti conduco, lascia soltanto penzolar le tue braccia! Forse tu hai sete? – avrei ben qualche cosa, ma non la vuol ber la tua bocca!

Oh, questo maledetto serpente, agile, svelto, e questa strega! Ove sei? Ma sento sul viso i segni della tua mano, due macchie rosse!

Sono stanco davvero d'essere sempre il tuo pastor pecorone! Per te, strega, ho cantato finora; per me devi tu adesso – gridare!

Devi danzare e gridare al ritmo del mio scudiscio! No! Non dimenticai lo scudiscio!

Mi rispose la Vita, turandosi le orecchie graziose:

«O Zarathustra! Non picchiar così terribilmente con la tua frusta! Lo sai, il rumore uccide i pensieri – ed ecco che mi vengono pensieri sì teneri.

Noi siamo entrambi gente che non fa nè bene nè male. Al di là del bene e del male trovammo l'isola nostra e la verde nostra prateria – soli le trovammo, noi due! Ecco perchè dobbiamo amarci a vicenda!

Ed anche se non ci amiamo dal fondo del cuore, – dobbiamo forse avversarci se così non ci amiamo?

E tu sai che io t'amo, che t'amo troppo, sovente; e la ragione è, perchè sono gelosa della tua saggezza! Ah, questa vecchia, folle saggezza!

Se la tua saggezza fuggisse una volta da te, ah, pur l'amor mio fuggirebbe da te».

Detto ciò guardò pensosa dietro di sè ed intorno, e disse con voce sommessa: «Zarathustra, tu non mi sei abbastanza fedele! Molto ci vuole perchè tu ami quanto tu dici; io so che tu vuoi presto lasciarmi.

C'è una vecchia e molto pesante campana: suona la notte fino alla tua caverna:

– quando senti quella campana sonare a mezzanotte le ore, tu pensi di lasciarmi fra il primo e l'ultimo rintocco – tu ci pensi, Zarathustra, e so che presto tu vuoi abbandonarmi! –

Sì, risposi, esitando; ma lo sai... E qualcosa le dissi all'orecchio, tra le rosse anella intrecciate...

«Tu sai ciò, Zarathustra? Nessuno lo sa. –

E noi ci guardammo, e guardammo il verde prato ove passava il fresco della sera, e insieme piangemmo. Ma allora la vita m'era più cara della saggezza.

Così parlò Zarathustra.

***

Una!

O uomo! bada!

Due!

Che dice la profonda mezzanotte?

Tre!

«Dormo, dormo, –

Quattro!

«Da un sogno profondo mi sono destato: –

Cinque!

«Il mondo è profondo,

Sei!

«È più profondo di quanto pensò il giorno.

Sette!

«Profondo è il mio dolore, –

Otto!

«La gioia – più profonda del cordoglio:

Nove!

«Dice il dolore: va via!

Dieci!

«Ma ogni gioia vuole eternità –,

Undici!

«– vuole profonda, profonda eternità! –

Dodici!

Don!

 

Così parlò Zarathustra

Traduzione italiana di Domenico Ciampoli